Gilda degli Insegnanti di Roma
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Riforma Moratti

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L'undicesima bozza

 

Lo schema di decreto legislativo sul secondo ciclo di istruzione.

La Gilda ha invitato i presidenti delle regioni a promuovere un referendum per  abrogare la riforma Moratti, interpretando un malcontento diffuso nella società e  nella scuola nei confronti di tutta la legge. Su di essa e sui decreti applicativi già  approvati sono già stati rappresentati, da parte della nostra Associazione, diversi  rilevi. Su questo ultimo schema di decreto, oltre alle puntuali notazioni critiche che  l’Associazione ha già fatto pervenire alle sedi istituzionali in relazione al primo  schema di decreto del gennaio 2005, allo schema sul diritto-dovere all’istruzione e allo schema sull’alternanza scuola-lavoro, non si può che ribadire che, nelle linee generali, anch’esso esaspera il dualismo tra l’istruzione culturale e la formazione professionale, tanto più che la licealizzazione degli istituti tecnici impedisce una equilibrata articolazione dell’offerta formativa che concili gli interessi degli alunni con le esigenze della società. D’altra parte la riforma non garantisce neppure una forte identità culturale anche nei percorsi liceali, dove il ruolo delle materie fondamentali appare insidiato dall’accumulo enciclopedico delle materie e dalla dispersione delle attività facoltative. Inoltre, questa soluzione ibrida smentisce ed annulla nella sostanza la stessa bipolarizzazione licei-IFP su cui la Legge 53/2003 si regge. Poi, appaiono troppo incerti fisionomie e contorni della IFP (per la quale sono ancora in corso ampie e delicate intese con la Conferenza Stato-Regioni), tanto che questa incertezza lede la dichiarata “ pari dignità” dei due canali. In ogni caso, preventivamente, si ritiene di consi-derare in maniera negativa il fatto che non sia stato previsto dallo Stato un organismo di controllo che verifichi come e se “i livelli minimi essenziali” - affidati, pur dopo la riforma del titolo V, alla competenza legislati-va esclusiva dello stato siano effettivamente garantiti nella IFP (aart. 15 e seguenti)). Difficile accettare che la verifica consista - come sembra - in una sorta di autocertificazione da parte delle regioni.
Se così fosse, sarebbero a rischio quei diritti minimi essenziali, ancora costituzionalmente garantiti, la cui eventuale lesione rappresenterebbe un punto di non ritorno per una repubblica che voglia tutelare i diritti della cittadinanza. Infine, si auspica che vengano rapidamente sciolti i nodi relativi alle competenze attribuite dalla legge 3 costituzionale alle regioni: senza questa necessaria chiarificazione è molto difficile pensare all’attuazione di qualsivoglia legge sulla scuola.
E su questo tema ci si augura che molte richieste, avanzate dalle regioni nel documento del luglio 2005, vengano ridimensionate.
In particolare, è inevitabile constatare come, in quel documento, l’affermata autonomia costituzionalizzata delle scuole assuma l’aspetto di un passaggio da una gestione centralistica dello stato ad una gestione centralistica delle regioni. Non è un caso, infatti, che le regioni sottolineino più volte il loro ruolo di potere e di regia nei confronti delle scuole autonome. Inoltre, la richiesta di esercizio di accordo e di intesa che le regioni avanzano ripetutamente su molti aspetti della legge sfiora molto spesso quelle norme generali che dovrebbero essere garantite su tutto il territorio nazionale. La precisazioni delle prerogative, dunque, è la condizione di base per ogni attuale e futuro intervento legislativo.

La formazione iniziale degli insegnanti

La Gilda non condivide la soluzione che la riforma Moratti ha dato alla formazione e al reclutamento degli insegnanti. Riteniamo infatti come sia prioritario in qualunque processo riformatore che riguardi il nostro sistema di istruzione passare necessariamente attraverso il rafforzamento della dignità degli insegnanti e la crescita del loro prestigio professionale e sociale, non possiamo certo condividere soluzioni sulla formazione che non rispettano la cultura, la libertà e l’autonomia degli insegnanti.
Nel merito si osserva che una laurea specialistica per l’insegnamento a carattere pedagogico e didattico sancisce il definitivo declassamento degli insegnanti trasformati in banali ripetitori di prodotti confezionati altrove. In contrasto con le belle parole sul progresso e la crescita della cultura si sancisce che per insegnare sia sufficiente una laurea di primo livello con l’aggiunta di qualche consiglio per l’uso. Nella prospettiva ovviamente di una scuola che rinuncia al consolidamento dell’offerta formativa e ridimensiona le ambizioni della qualità. Nel metodo si osserva che gli insegnanti delle scuole, cioè una categoria di professionisti, non possono delegare ad altri il proprio reclutamento. Neppure agli insegnanti delle università, cioè ad una categoria che pretende di trasferire in ambiti professionali differenti quelle competenze culturali che sono spesso maturate in ambiti disciplinari troppo specifici per essere generalizzate o servire da esempio. In particolare gli insegnanti delle scuole non possono tollerare che l’abilitazione sia allegata ai titoli universitari, subendo l’espropriazione di un potere che normalmente è attribuito ad ogni categoria di professionisti. La costituzione di una associazione rappresentativa di tutti gli insegnanti (o addirittura di un ordine professionale) potrebbe offrire una soluzione più dignitosa dell’intera questione, se le fosse attributo il potere di stabilire i criteri per la formazione iniziale, di controllare le procedure per l’abilitazione e l’eventuale tirocinio nonché definire gli standard professionali da osservare.

 

DECRETO LEGISLATIVO 17 OTTOBRE 2005
DEFINIZIONE DELLE NORME GENERALI IN MATERIA DI FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI AI FINI DELL'ACCESSO ALL'INSEGNAMENTO, AI SENSI DELL'ARTICOLO 5 DELLA LEGGE 28 MARZO 2003, N.53.

Il link al decreto

  Riforma II ciclo e organici

La decima bozza

  II ciclo: il punto di vista degli imprenditori

La Bozza che verrà!

  II ciclo: le Regioni chiedono il ritiro del decreto
Secondo ciclo: bozza dell'11/04/05   Riforma Moratti: incostituzionale non acquisire il parere delle Regioni
II ciclo: quadri orario del 31/03/05   II ciclo: schema ufficiale del 27 maggio 2005

I e II ciclo: compendio lingua inglese e O.S.A.

  II ciclo: commenti allo schema il 27 maggio 2005
I ciclo: OSA Scienze Il documento dell'Assemblea Nazionale di Trevi sulla Legge di riforma. (30/11/02)

Dalla riforma Berlinguer

alla riforma Moratti

Documento Direzione Nazionale sulla Legge di riforma degli ordinamenti. (04/03/02)

 

 
La legge

dm775 decreto_confluenze281205 decreto_quota20

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tab_corrispondenze

C.M. 37-2003 - Iscrizione anticipata alla scuola primaria e alla scuola dell'infanzia.
Legge 28 marzo 2003, n. 53 (Riforma Moratti.)
Riforma: Ordini del Giorno del Senato accolti dal Governo (II).
Riforma: Ordini del Giorno della Camera accolti dal Governo.
Riforma: Raccomandazioni della Camera accolte dal Governo.
Riforma: Ordini del Giorno del Senato accolti dal Governo (I).
Piani di studio personalizzati nella Scuola Secondaria di 1° grado.
Piani personalizzati delle attività educative nella Scuola d'infanzia e primaria.
Raccomandazioni per l'attuazione delle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle Attività educative nella scuola dell'infanzia.
Raccomandazioni per l'attuazione delle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati nella Scuola primaria.
Profilo educativo, culturale e professionale dello studente alla fine del Primo Ciclo di Istruzione (6-14 anni).

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